Il Diario Mandalico e la “Grande Ruota delle Forme Mandala” (I parte)

“ Il Mandala è il centro, è l’espressione di tutte le vie, è la via verso l’individuazione” C.Jung

Nel cammino di conoscenza di Sé attraverso il Mandala-Evolutivo© un valido alleato nel nostro procedere è costituito dal “Diario Mandalico”.

Il “Diario Mandalico” è uno strumento di autocontenimento e autoesplorazione dove depositare ulteriore figure che possono emergere tra un “passo” e l’altro.

E’ molto importante che le forme affiorino senza giudizio accettando il loro apparire con mente e cuore e spirito aperti per poter cogliere il messaggio che si cela sotto di esse.

Ogni passo del Mandala-Evolutivo© ci avvicina al Sé, ciò che sta all’inizio della nostra vita psichica e ne costituisce la realizzazione, espressione indifferenziata di tutte le nostre possibilità.

L’avanzamento rappresentato dai vari “passi” spesso non si esaurisce nel diagramma relativo alla tematica esplorata nel momento, bensì ha bisogno di elaborare i simboli emersi in altre figure che completino e sedimentino la consapevolezza acquisita. Solo così il passaggio al passo successivo sarà un vero andare verso il nostro Sé.

Un aiuto per facilitare la lettura personale dei diagrammi del “Diario Mandalico” e nel comprendere il loro rapporto con il Sé, lo troviamo nella “Grande Ruota delle forme dei Mandala” messa a punto da Joan Kellogg, arteterapeuta americana una delle prime ad aver usato il Mandala come mezzo di crescita personale.

la grande ruota

Stadi archetipici della Grande Ruota (Joan Kellogg) tratta da Susanne Fincher “I Mandala” ed. Astrolabio

La “Grande Ruota” consiste in 12 Mandala archetipo che rispecchiano il “percorso a spirale dello sviluppo psicologico” e nel caso del Mandala-Evolutivo© forme simili a quelle indicate dalla Kellogg potrebbero emergere tra un passo e l’altro ed essere fonte di ulteriore consapevolezza.

Vediamo ora uno per uno i Mandala dei vari stadi della “Grande Ruota” con le possibili associazioni ai passi del Mandala-Evolutivo©.

STADIO 1: il VUOTO

Questo stadio può essere paragonabile al principio della creazione, alla divisione tra il buio e la luce e quindi all’inizio della dualità che caratterizza tutta l’esistenza umana.

Dal punto di vista della crescita personale può essere il momento dell’inizio in cui comincia la ricerca di armonizzazione degli opposti.

Graficamente, ha notato la Kellogg, i Mandala di questo stadio hanno tinte scure, sono poco strutturati con spazi lasciati senza colori.

Spesso sono Mandala che, nel percorso del Mandala-Evolutivo©, vengono disegnati dopo aver esplorato al “Forma” anche se questa è ricca e articolata. Sono il messaggio che il nostro inconscio ci sta mandando dell’inizio del viaggio, dove al di là dell’identificazione con linee e colori c’è la prima presa di consapevolezza di essere al principio della nostra crescita.

STADIO 2: BEATITUDINE

In questo stadio si vive l’esperienza dell’Innocente, un tutt’uno indifferenziato senza una netta percezione dei confini delll’Io. L’Innocente è la parte di noi che crede nella vita; è l’individuo “prima della caduta” che ricorda il mondo protetto dell’utero materno e che vuole riconquistare e vivere nel Paradiso Terrestre, ovunque esso sia.

I Mandala di questo stadio sono caratterizzati dall’assenza di una struttura precisa, possiamo trovare piccole forme quasi sparse a caso all’interno del diagramma. E’ ancora indefinito l’aspetto di un futuro sviluppo, si galleggia nelle infinite possibilità senza una mirata consapevolezza di cosa scegliere e quale direzione prendere.

Nel cammino del Mandala-Evolutivo© potremmo trovare questo stadio sia dopo il passo del “lì e allora”, il “Mandala dell’infanzia”, quando il diagramma associato alla fiaba nasconde tra le sue forme e colori il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e l’anelito a trovare quel Paradiso perduto dove tutto procede lentamente; luogo sicuro per eccellenza dove vivere cullati in uno stato di possibilità mistica.

Oppure nel momento della “Nuova progettualità” se nelle tappe precedenti a livello di “pancia” non si è ancora concluso il processo che dalla indifferenziazione porta alla individualità e alla successiva capacità di discriminazione e scelta.

STADIO 3: LABIRINTO o SPIRALE

Questo stadio segna l’inizio del processo di separazione che culminerà nella coscienza individualizzata.

Potrebbe essere associato alla parte attiva dell’archetipo dell’Orfano che si sveglia dallo stato di Beatitudine e si assume la responsabilità della sua crescita.

Qui la vita inizia ad acquistare significato comunicandoci la sensazione che qualcosa di importante è cominciato.

Per la Kellogg i Mandala di questo stadio presentano motivi a spirale, le linee sono curve e non c’è un centro ben definito.

Nel Mandala-Evolutivo© anche questa forma, come quelleriferite allo stadio della Beatitudine, può emergere nel nostro “Diario Mandalico” dopo il 2° passo (Mandala dell’Infanzia) durante la sedimentazione e la presa di coscienza del “senso” che guida la nostra vita.

Il puzzle della nostra infanzia improvvisamente si compone in un quadro dove ogni pezzo ha la sua giusta collocazione. Termina la fissità sul passato e sentiamo crescere l’energia e il desiderio di muoverci per creare e diventare.

STADIO 4: gli INIZI

Siamo pronti per partire, abbiamo fatto la nostra scelta e ci dirigiamo verso la realizzazione di noi stessi.

Come giovani esploratori ci avventuriamo per il mondo mettendoci al centro del nostro microcosmo con uno sguardo ancora rivolto indietro consapevoli però della nascita di qualcosa di nuovo.

Qui inizia ad albeggiare il senso del Sé e della propria unicità; nello stesso tempo forte è il richiamo al distacco dai nostri genitori originari per rivolgerci ai nostri genitori interni che avranno il compito di nutrirci e accompagnarci lungo la strada della nostra individuazione.

Le immagini di questo stadio presentano una ben definita figura centrale, rappresentazione di quella sana e fiduciosa “ego-centratura” da cui partire per il viaggio verso l’attuazione di sé.

Nel cammino del Mandala-Evolutivo© queste forme potrebbero emergere sempre dopo il 2° passo quando, avvenuta l’introiezione delle figure genitoriali trasformate, sentiamo crescere qualcosa di nuovo.

O anche dopo il passo delle “Risorse” quando il “piccolo seme2 che era al centro del disegno sviluppa l’energia necessaria per evolvere.

STADIO 5: il BERSAGLIO

Questo stadio è l’opposto di quello precedente, è il momento della frustrazione.

Ci sentiamo in balia degli altri, bersaglio di attenzioni sgradite. C’è un senso diffuso di malessere unito a sentimenti di rabbia che proiettiamo sugli altri per evitare di riconoscere la nostra vulnerabilità.

Perla Kellogg dalla prospettiva del “Bersaglio” il mondo ci sembra un luogo pericoloso.

Il compito di questo stadio è riappropriarci delle nostre proiezioni affrontandone la paura. Per fare questo abbiamo bisogno di una grande energia puntando sulle risorse e sulla nostra parte “luce” senza timore che l’Ombra la offuschi.

Le forme che emergono in questo punto della “Ruota2 ricordano le figure di un bersaglio. Cerchi concentrici che dal centro si allargano verso la periferia caratterizzati da colori spesso stridenti ad indicare il conflitto che ha bisogno di essere manifesto per poterlo trasformare.

Nel “Diario Mandalico” potremmo trovare questo stadio dopo il “mandala delle Polarità ce pur essendo parte integrante di noi e di ciò che ci circonda, ci mostrano la fragilità con cui dobbiamo fare i conti per essere interi.

STADIO 6: la LOTTA con il DRAGO

Questo stadio ci mette a confronto con i nostri demoni interiori. Siamo divisi a metà, la tensione degli opposti dentro di noi preme per trovare una risoluzione.

Passiamo da sentimenti di paura, rabbia, solitudine, tristezza a momenti di grande esaltazione ed eccitazione.

Dal punto di vista evolutivo, dice la Kellogg, possiamo paragonare questo passo al passaggio dall’adolescenza all’età adulta, o ad altri periodi analoghi di transizione, quando staccati dal vecchio mondo ma non ancora del tutto proiettati nel nuovo siamo in balia di forze che ci tirano da una parte e dall’altra.

I Mandala delle persone che attraversano questo stadio si distinguono per la divisione a metà del diagramma. A volte sopra la divisione in due metà appare un terzo oggetto. Spesso i Mandala della “Lotta contro il Drago” sono paesaggi con un sole che sorge al centro che rappresenta la rinascita dell’IO.

Nel nostro cammino di crescita del Mandala-Evolutivo© potrebbero comparire Mandala dello stadio 6 dopo i passo delle “Polarità” nel momento in cui prendiamo del tutto coscienza delle parti in gioco che si riuniscono in un unico disegno prima di passare verso la fase di integrazione.

Oppure potrebbero apparire dopo i passi della “Rabbia” e della “Paura” ove siamo chiamati, da una parte a vivere e ad attraversare la frustrazione delle nostre illusioni infrante sentendoci bersaglio di un mondo crudele sperimentando, dall’altra, la paura della nostra vulnerabilità.

 … segue nel prossimo post ….

L’evoluzione nel Mandala-Evolutivo©

EVOLUZIONE

(c)gcosta/2014 – “Evoluzione” – Pastelli a olio su cartoncino

E-volutivo da evolvere= sviluppare, derivato da “volvere”= rotolare più suffisso “ex” fuori.

Partendo da questa etimologia l’idea di Evolutivo porta in sé il concetto di spirale. Si parte da un centro e poi attraverso vari passaggi si procede in senso ascendente ripassando man mano che si avanza, davanti allo stesso passo ad un livello ogni volta superiore.

Il cammino diventa così un divenire sempre più profondo di consapevolezza che porta, chi lo pratica, ad affrontare a livelli sempre più intimi la propria tematica esistenziale.

E-volutivo è anche il processo di individuazione che ci fa passare dalla semplice totalità indifferenziata dell’infanzia ad una separazione ed individuazione sempre più complessa dove, integrate le varie parti polarizzate, arriviamo ad essere non più divisi e quindi pronti a dar vita al nostro progetto di realizzazione.

All’interno del processo di Individuazione troviamo un rapporto dinamico tra l’Io (Coscienza) l’area luminosa al centro della sfera, che per Jung rappresenta la psiche, e il Sé (totalità della psiche) contemporaneamente il nucleo e la globalità della sfera. Una danza che si muove a spirale in cui l’Io si avvicina al Sé per poi allontanarsene.

I movimenti ritmici di questa danza sono riflessi nella struttura del Mandala e i “passi” del metodo sono la strada per poter arrivare ad incontrare il nostro Sé il “centro di gravità permanente” della nostra vita.

E’ così, quindi, che ogni tappa del percorso Mandala-Evolutivo© porta in sé i germi di quella precedente e della successiva.

La “Forma” è come il seme, contiene in sé tutto l’albero futuro, dipende poi dove cade, la qualità del terreno, la sua posizione rispetto al sole e al vento che fa sì che la totalità latente nel seme reagisca per poi agire adattandosi nel modo migliore (creativamente) alle circostanze soddisfacendo, infine, la pienezza della sua unicità.

Nel diagramma inerente questo primo passo troviamo più o meno celati tutti i passi successivi fino al “lasciare andare”, punto di passaggio dove la consapevolezza acquisita diventa momento di scelta su cosa trattenere e su cosa mollare la presa.

Nel “Mandala dell’infanzia” ritroviamo spunti della “Forma”, attuale risultato del viaggio iniziato proprio “lì e allora” e vediamo, in nuce, quello che troveremo nelle “Risorse”. La spinta “attualizzante” di rogersiana memoria che ci ha aiutato nel processo, a volte doloroso e spesso non ancora concluso, di separazione dal nostro passato.

Il “Mandala delle Risorse” è la presa di coscienza di quello che abbiamo, delle nostre parti attive, dei nostri punti di forza. E’ toccare con mano l’immenso tesoro nascosto dentro ognuno di noi, troppe volte bistrattato e sepolto sotto detriti svalutanti che boicottano la nostra crescita.

Introiettare ciò ci permetterà poi di andare con più coraggio incontro alla nostra “Ombra” e affrontare la “Rabbia” e la “Paura” che possono scaturire dal prendere contatto con l’Ombra.

Il “Mandala dell’Ombra” è portare alla luce ciò che è nascosto nella “Forma” e ingaggiare la lotta contro il drago, contro l’indicibile che per paura di non essere accettati nella nostra interezza proiettiamo all’esterno.

Avvicinando l’Ombra recuperiamo parti di noi date per perse, energie dimenticate che possono traghettarci sulle sponde della “Rabbia” e della “Paura” indenni dal pericolo di esserne travolti.

Rabbia e Paura, emozioni culturalmente negative, che in questo viaggio si trasformano in alleate.

Rabbia e Paura intimamente legate, spesso da uno stesso sentire che fa esplodere o implodere l’azione paralizzandoci come sotto un incantesimo in una statua di sale.

Ancora una volta il Mandala con la sua forma contenitiva e rassicurante permette l’emersione di scomodi trascorsi spesso vissuti con colpa e vergogna.

E nel rappresentare la nostra Rabbia e Paura troviamo le anticipazioni di una possibile integrazione.

Finalmente siamo interi!

Quello che nella nostra “Forma” stonava o si nascondeva sotto linee e colori, apparentemente inspiegabili, trova il suo “perfetto” incastro.

Le polarità si incontrano nell’Uno, che non è la somma delle parti ma il suo compimento.

L’Io e il Sé si avvicinano, la persona e ciò che contiene il suo progetto, il seme e l’essenza dell’albero trovano il loro punto di incontro nella realizzazione dell’essere al mondo così some si è. Ciò che siamo è in qualche modo ciò che da sempre eravamo. Ilnostro essre è un venir fuori (e-sistere= Ex-sistere, essere come venir fuori).

Il seme dell’albero ha già tutto l’albero in sé, la sua mission è “venire fuori”.

La tappa successiva è il punto di passaggio che segna la nostra riacquisita capacità di scelta.

Ci sono cose che ora non servono più, come la farfalla lascia andare il bozzolo per poter volare per poter essere fedele alla sua natura, noi “lasceremo andare” le nostre armature arrugginite per poter essere quelli che siamo chiamati ad essere.

Il Mandala di questo passo costruito con la sabbia ci porterà attraverso varie fasi ad abbandonare tutti gli impedimenti e le fissità che ci hanno trattenuto nei nostri copioni aprendoci la strada verso il nuovo progetto: diventare noi stessi!

Prima però è necessario un saluto, abbandonandoci alla tenerezza per quello che lasciamo alle spalle. Quella parte di noi che ci ha accompagnato per tanto tempo, che ha faticato e sofferto ingabbiata in convinzioni limitanti che non le permettevano di evolversi.

Ora sciolti i nodi siamo pronti per progettare un nuovo inizio dove finalmente sono i nostri bisogni a dettare legge e i desideri ad accompagnarli nella loro realizzazione.

La soddisfazione per il Sé ritrovato verrà celebrata nel “Mandala della Gioia”, un inno alla vita, alle sue meravigliose contraddizioni, ai suoi pieni e ai suoi vuoti armonicamente raccolti attorno al nostro centro.

Siamo pronti ora per un nuovo “giro di giostra” …..

Quanto sarà cambiata la nostra “Forma”?  ……. Uno nuova spirale si apre davanti a noi … entrarci? una scelta consapevole ….

Il Mandala-Evolutivo(c) come strumento nella relazione d’aiuto

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Disegno di Paola Franceschelli

L’espressione “relazione d’aiuto” è un modo delicato per indicare un intervento di supporto allo sviluppo del sé, alla comprensione delle proprie motivazioni e predilezioni.

La parola “aiuto” inclusa nell’ espressione “relazione d’aiuto” assume un significato pedagogico, indica l’impegno profuso da colui che reca aiuto per sviluppare nell’altro la consapevolezza di sé ed aiutarlo nell’emancipazione dai condizionamenti che lo rendevano prigioniero delle aspettative degli altri. L’aiuto si orienta in direzione dell’ autonomia dell’altro.

“Non ti dò il pesce, ma la canna da pesca, e ti insegno a usarla,  perché tu possa pescare da solo” Ken Powell

Si ha relazione d’aiuto quando vi è un incontro tra due persone di cui una si trova in condizioni di:

sofferenza/confusione/conflitto

ed un’altra persona invece dotata di un grado «superiore» di:

adattamento/competenze/abilità

rispetto a stesse situazioni o tipo di problemi da fronteggiare

Se fra queste due persone si riesce a stabilire un contatto (una relazione) che sia d’aiuto …. Allora è probabile che la persona che sta in difficoltà inizi qualche movimento di: maturazione/chiarificazione/apprendimento che lo porti ad avvicinarsi all’altra persona e a rispondere in modo più soddisfacente al proprio ambiente e a proprie esigenze interne ed esterne.

Elemento centrale che deve essere presente perché si fondi la relazione d’aiuto è la fiducia che si crea proprio all’interno della relazione.

La fiducia permette di sperimentare un sentimento talvolta mai provato.

L’acquisizione della fiducia in sé permette l’inizio o il consolidamento del processo di crescita e superamento del bisogno da parte della persona.

La fiducia va costruita tramite autenticità, disponibilità all’ascolto, coerenza tra parole e fatti. Essa apre la strada alla costruzione della relazione d’aiuto.

La relazione d’aiuto non è amicizia ed implica responsabilità diverse, si realizza in un contesto professionale. Il compito di guida e controllo della relazione è dell’operatore. Due mondi che si incontrano, l’operatore raccoglie gli aspetti dello scambio e li restituisce perché la persona li riordini: l’operatore conosce e la persona riconosce, mentre i due si avvicinano ad una relazione autentica.

L’operatore deve centrare la relazione sull’utente e non vincolarla al proprio sé. In questo senso le responsabilità sono diverse sia nella costruzione che nel mantenimento della relazione: la relazione rimane ancorata all’utente, è l’agevolatore che si prende cura dell’altro, la relazione è asimmetrica, il contesto rimane professionale.

E’ importante che l’agevolatore, qualunque esso sia, sviluppi delle capacità relazionali che gli permettano di “entrare in relazione”, di “sviluppare un rapporto” con l’utente esprimendo attenzione, partecipazione, empatia.

Parallelamente è’ importante mantenere un contesto professionale e quindi asimmetrico che permetta di osservare la situazione senza invischiarsi e confondersi con essa, evitando la fusione affettiva e il completo coinvolgimento emotivo, senza per questo scivolare nella superficialità.

Gli elementi professionali (professionali in quanto non spontanei, da acquisire e governare) che favoriscono la relazione d’aiuto sono:

  • partecipare in modo cosciente;
  • avere un atteggiamento empatico:
  • affiancare la persona per la sua autodeterminazione;
  • fare da specchio. Restituire le riflessioni proprie e degli altri per aiutare la persona a riflettere sull’immagine che dà agli altri.
  • accettare senza giudicare;
  • ascoltare più che parlare: attraverso l’ascolto attivo si comprendono i bisogni ed i problemi delle persone .

La relazione d’aiuto è di per se stessa «evolutiva», permette a chi è aiutato nel crescere nella consapevolezza di sé, di scegliere di migliorarsi e di ampliare la propria visione degli altri e del mondo

Il Counseling è una relazione d’aiuto, per me anzi, è La Relazione d’Aiuto!

“è un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. E’ un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici. Si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale. ” Definizione dell’attività di counseling di AssoCounseling approvata dall’Assemblea dei soci in data 2 aprile 2011

In questa ottica il Counseling è “care not cure” , è “prendersi cura non curare”, è ricondurre l’altra persona al suo progetto esistenziale accompagnandolo a ritrovare le sue risorse momentaneamente sommerse.

“Punto focale è l’individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l’individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrataCarl Rogers

Partendo e avendo bene in mente ciò il Mandala è un ottimo mezzo per «prendersi cura» . Esso ha la capacità di «portare fuori» tramite colori e forme quello che nel momento in cui lo facciamo occupa il nostro spazio interiore, dandoci la possibilità di vederlo e quindi poterlo esplorare.

Lavorare con il Mandala ci da’ l’opportunità di sciogliere i nodi che creano tensione nella nostra vita, impedendo a quell’energia, fonte di benessere, di fluire liberamente. E’ entrare in contatto con le nostre Ombre, riconoscendo che esse sono fatte di luce riflessa, accogliendo e integrando la loro funzione in un Tutto non più diviso.

I 12 step del Mandala-Evolutivo© sono un ripercorrere la nostra storia, riconoscendo le possibilità di crescita racchiuse in ogni passo.

E’ un viaggio di immersione in noi stessi per recuperare quei tesori dimenticati che diventeranno mezzi attivi per la realizzazione della nostra completezza.

In una relazione d’aiuto il Mandala-Evolutivo© diventa il tracciato su cui srotolare il filo aggrovigliato portato dal nostro cliente, accompagnandolo nel suo ritorno a se stesso. Esso diviene lo specchio dove il cliente si riflette, di volta in volta, affrontando le sue «prove».

E in questa ottica diventa «cammino iniziatico» nelle profondità si sé,tramite sé stessi,verso il Sé. Un cammino progressivo che significa anche denudarsi di tutto quello che non è per poter ESSERE realmente quello che si E’.

Cosa è il Metodo Mandala-Evolutivo®

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Il Metodo Mandala-Evolutivo® è un metodo di crescita personale inserito in un percorso di Counseling o comunque nell’ambito della relazione d’aiuto utilizzando il mezzo espressivo del Mandala

Il metodo ideato e provato da Gabriella D’Amore Costa ARTcounselor si svolge in 12 tappe, ognuna delle quali esplora in un determinato ambito le risonanze e le dinamiche che possono causare blocchi nel percorso evolutivo della persona.

Le 12 tappe sono :

  1. Incontro con me stesso: quale forma mi rappresenta? Il Mandala della forma.
  2. Da dove vengo: un viaggio nel passato. Il Mandala dell’infanzia
  3. Alla ricerca delle risorse “perdute”: il Mandala dei punti di forza.
  4. Luci e Ombre: l’incontro con il drago. Il Mandala delle polarità
  5. La rabbia: esplosione o implosione. Il Mandala vulcano.
  6. La Paura come alleata nel cambiamento. Il Mandala “in nero”
  7. L’Integrazione: le polarità si incontrano nell’Uno. Il Mandala dell’In-dividuo
  8. Lasciare andare: lasciarsi alle spalle quello che non serve più. Il Mandala e la sua “distruzione”.
  9. La tristezza: la dolcezza del ricordo. Il Mandala della perdita.
  10. Cosa voglio? Una nuova progettualità. Il Mandala dei desideri.
  11. La Gioia: la celebrazione del nuovo sé. Il Mandala della vita
  12. Una visione di insieme : la mia “nuova forma”

Il  Metodo Mandala-Evolutivo® è , quindi, una metodologia di intervento nella relazione d’aiuto che si serve del mezzo artistico del Mandala come agevolatore della conoscenza di sé, di presa di consapevolezza e cambiamento . E’ un percorso in 12 tappe in cui l’utente attraverso l’uso del diagramma mandalico ha la possibilità di esplorare le dinamiche che causano impasse e criticità nella sua vita giungendo alla piena presa di consapevolezza e responsabilità del suo essere al mondo.

Il Mandala, diagramma della tradizione buddista , delimita lo spazio sacro insito in ciascuno di noi . Esso offre una via di riunificazione e integrazione delle polarità e dei conflitti partendo dal centro del nostro Sé, per arrivare nuovamente al nostro Sé dove tutto nasce e poi ritorna in un continuo cammino evolutivo.

La strada per l’individuazione, punto di arrivo del pensiero junghiano è quel processo psichico  attraverso cui l’individuo non più diviso diventa sé stesso in modo pieno e completo realizzando la propria completezza e totalità, parte dalla conoscenza profonda di sé.

Il Metodo Mandala-Evolutivo®, in questo caso, diventa un’avventura interiore che riporta colui che lo intraprende  a ”casa”, una esplorazione della psiche, delle emozioni e dello spirito che gli permetterà di ritrovare il punto di equilibrio tra l’ego e l’Io, il vissuto e l’essere, la mente e il cuore.

L’esplorazione alla fine del lavoro espressivo seguirà la metodologia del Counseling.

Sarà dunque non una lettura interpretativa del diagramma prodotto dall’utente, bensì un ascolto attivo da parte dell’operatore di ciò che “vede” e  sente il cliente di fronte al suo disegno.

Compito dell’agevolatore sarà quello di riformulare il racconto dell’utente in maniera da rimandargli input utili alla comprensione delle sue dinamiche interne.

I risultati ottenuti sottoponendo più di un centinaio di persone a questo percorso di crescita si sono dimostrati ottimali nel raggiungere l’obiettivo della totale presa di consapevolezza della persona riguardo le sue dinamiche disfunzionali e nel successivo avvio al cambiamento .

Già dalle prime tappe il carico di sfiducia e confusione calano notevolmente, così come l’ansia irrazionale e anticipatoria nei confronti di possibili azioni trasformative.

Il recupero delle proprie risorse che fa toccare “con mano” alla persona  le infinite possibilità insite in lui, agevolano e rafforzano il suo senso di autoefficacia così che diventa fattibile anche l’esplorazione dei territori dolorosi del passato, tappa necessaria per poter lasciarseli alle spalle e avanzare verso il nuovo.

L’esplorazione delle emozioni fondamentali (rabbia – paura – tristezza – gioia) emergenti nelle varie tappe del percorso aiutano l’utente a riconoscerle ed accoglierle, eliminando l’evitamento verso quelle “negative” che vengono riabilitate nella loro funzione evolutiva.

L’impiego del Mandala si rivela fondamentale acceleratore nella progressiva presa di coscienza dell’utente. Questo mezzo espressivo, bypassando le difese, messe spesso in atto con l’utilizzo del dialogo, permette di attingere direttamente al cuore della difficoltà portandola in superficie sotto forma di “prodotto artistico”.

Il diagramma mandalico diventa quindi rappresentazione del vissuto dell’utente che, messo fuori di lui, può essere esplorato dalla distanza emotiva necessaria all’indagine funzionale dei meccanismi comportamentali messi in atto.

Il mandala, infine, per la sua forma contenitiva permette di creare uno spazio protettivo entro cui fare emergere con sicurezza tutto il materiale sotterraneo senza la paura che questo tracimi invadendo la totalità della persona.

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L’inizio del 5° corso per Agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo® avrà inizio il 27 Ottobre a Roma.

Il corso che fa parte della formazione offerta da ADYCA asd è riconosciuto da AssoCounseling come percorso di aggiornamento in Counseling

per ogni informazione scrivere a adyca.asd@gmail.com o telefonare al 388 7387806

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